Appuntamento a Livorno
Il Comandante aveva convocato un equipaggio di sua fiducia per una regata d’altura. Avevamo lasciato l’Accademia già da più di un anno, io avevo messo su casa a Napoli e stavo trascorrendo con moglie e figlio una breve licenza a Trieste. Da Livorno avremmo dovuto portare una barca a Napoli e poi partecipare alla Regata dei Tre Golfi. Il mio dilemma era legato al come ‘mollare’ Penelope e Telemaco a casa dei miei, mi dispiaceva abbandonarli, erano rare le occasioni di ritornare a Trieste da Napoli.Mi sentivo in colpa rispondendo egoisticamente al richiamo del mare e del vento… ma Ulisse non ha mai saputo resistere a questo richiamo, e chi ero io in confronto ad Ulisse? Nessuno…appunto, quindi dovevo trovare una scusa credibile.
La scusa maltese
Mi diede una mano il premier laburista maltese Dom Mintoff che in quei giorni stava espellendo dall’isola le forze della NATO che poi trovarono una prima sistemazione proprio a Molo San Vincenzo, dove erano alloggiati i miei colleghi scapoli. Le raccontai una balla colossale: “siamo stati richiamati tutti alle rispettive basi perché c’é tensione internazionale con Malta”. Più o meno questo era il senso. Naturalmente era meglio che lei restasse con i miei e comunque la cosa si sarebbe risolta sicuramente nel giro di una decina di giorni. Solo a mio padre confidai la vera ragione della partenza, non mi sembrò convinto che fosse giusto quello che stavo progettando… quando mi chiese “Ma ne vale la pena?”
Tappa Livorno
In treno fino a Livorno e appuntamento dei convenuti all’Antico Moro, guarda combinazione uno dei locali che ci erano assolutamente interdetti quando eravamo allievi dell’Accademia, zona proibita, ma da ufficiali non solo si poteva, ma addirittura ci invitava là l’ex Comandante al Corso. Cena deliziosa a base di pesce annaffiato con ottimo vino. Fu a tavola che conoscemmo l’armatore e il costruttore della barca; il primo era un ex ufficiale tedesco, Mario Moessinger, l’altro, Nino Benello, era il titolare di un cantiere navale che era approdato alla nautica da diporto passando per mille strade, una vita avventurosa in giro per il mondo durante la quale aveva fatto persino il cercatore d’ oro. Due personaggi interessanti, i loro racconti erano affascinanti, anche se l’italiano del tedesco era approssimativo.
Blauer Engel
Dopo cena raggiungemmo il porto e salimmo a bordo del Blauer Engel, uno sloop di 45 piedi costruito dal cantiere Benello di Livorno, nuovo di zecca, con bandiera della Repubblica Federale Tedesca e guidone di uno yacht club di Brema. Ci sistemammo e caricammo le ultime provviste che erano ancora in banchina, organizzammo i turni di guardia e andammo a dormire per essere pronti a salpare per Napoli prima del levar del sole.
In mare
Fu una navigazione piacevole, un buon vento ci permise di provare un po’ tutta l’attrezzatura e le vele che erano a bordo, alzammo ed ammainammo lo spinnaker, provammo varie volte i cambi di fiocco, mettemmo a punto ogni minimo dettaglio. In cucina e in cambusa si esibiva un altro degli ufficiali che erano stati nostri insegnanti all’Accademia, se le sue spaghettate erano eccellenti i miscugli che ci presentava alla sera erano decisamente poco invitanti. C’era di tutto nel suo “piatto unico”, dalla mitica zuppa in scatola Campbell ai fagioli, all’ananas sciroppato e alle uova sode, ma la fame non ci consentiva di rifiutare la sua cucina.
Era la metà di luglio, il sole picchiava nessuno di noi aveva pensato di portare qualche protettivo
Duri uomini di mare, ma dai, chi si sarebbe messo del burro di cacao sulle labbra o qualche olio ad alto grado di protezione? Nessuno, tutt’al più un po’ di Nivea o Leocrema. I soli che non si ustionarono furono il tedesco, sempre ben coperto e con immancabile berrettino e il nostro comandante che era anche lo skipper su quella barca, già abbronzato di suo. Era un nome prestigioso nella vela internazionale, aveva partecipato a importanti competizioni con le barche dello Sport Velico della Marina Militare. Un palmares eccezionale e di là a poco avrebbe comandato il Vespucci ed era già stato al comando della Stella Polare e del Corsaro II. Chi mastica di vela sa di che barche parlo, navi scuola su cui imbarca un equipaggio di ufficiali dell’Accademia dopo la IV classe, ora affiancate da scafi più moderni e performanti, ma sicuramente anche nomi mitici come Artica II, Penelope e Calypso.
Se dal nostro corso, se da noi “Grifoni” sono usciti tanti appassionati di vela non solo su barche della Marina Militare hanno partecipato, e spesso vinto, a regate in tutto il mondo e se anche dopo aver lasciato il servizio continuiamo ad incrociarci per mare a bordo di barche a vela, lo dobbiamo a lui, al nostro John-John.
Uova vs. sole
Non ricordo chi fu che suggerì ad Attilio e a me di spalmarci dell’uovo sbattuto sulla pelle per proteggerci dal sole, sicuramente nel dubbio se si dovesse usare l’albume o il tuorlo preparammo un secchio sbattendo intere tutte le uova che il tedesco aveva fatto imbarcare e poi ci spalmammo a vicenda quell’intruglio appiccicoso che in breve si seccò trasformandosi in una disgustosa crosta gialliccia maleodorante, ma oramai era fatta. Di farsi un bagno al largo non se ne parlava. Quindi sosta fuori programma a Ponza per andare a cercare una fontana dove rimuovere quella schifezza. Girammo per le viuzze finché trovammo una fontanella. La gente si voltava a guardarci e probabilmente si chiedeva cosa avessimo addosso, per di più puzzavamo di uova marce! Riuscimmo a liberarci da quella porcheria, comprammo una confezione gigante di un prodotto doposole e, unti e scivolosi come lottatori antichi, riprendemmo la rotta verso sud.
Molosiglio
Arrivati a Napoli, Blauer Engel, ormeggiato al Molosiglio, attirava l’attenzione degli altri equipaggi che partecipavano con imbarcazioni della Marina. Era curioso che una barca con bandiera tedesca avesse a bordo un equipaggio composto tutto da ufficiali di Marina italiani. Qualcuno ebbe da ridire, ma probabilmente solo perché si rendeva conto, o temeva, che quella barca poteva essere un outsider.
In regata
La partenza era nel Golfo di Napoli, più o meno davanti a Castel dell’Ovo. La prima boa a Santa Maria di Castellabate nel Golfo di Salerno poi su verso Capri ed Ischia e ancora oltre, per doppiare le Isole Pontine, poi entrare nel Golfo di Gaeta e scendere verso Napoli dove era posto l’arrivo. Ora l’arrivo è a Capri e quest’anno avrebbe dovuto esser disputata la 66ma edizione invece, per il Covid, tutto rimandato a maggio 2021, sarebbe stata l’edizione del record con ben 197 iscritti e il mio pensiero va alla 52ma Barcolana, anch’essa annullata, ma per le avverse condizioni meteo. (NdR: l’articolo è stato scritto nel 2020). Poco vento nel tardo pomeriggio quando uscimmo dall’allineamento facendo rotta verso il Golfo di Salerno. Di notte fu difficile localizzare la boa al buio in mezzo a mille luci in costa e sul mare le lampare dei pescatori, ma per fortuna la trovammo. Sul secondo lato il vento andò progressivamente rinforzando e durante la notte sotto spinnaker navigammo veloci, scegliendo di passare all’interno di Capri e di Ischia. Una scelta indovinata perché recuperammo alcune posizioni perse subito dopo la partenza per un banale incidente che ci aveva costretto a dedicare più attenzione alla testa di uno di noi (Attilio) che alla regata. Borsa di ghiaccio finché ci fu ghiaccio, poi tre lattine di birra gelate, legate con una benda. Fu quella notte che, dopo aver ridotto la vela e ammainato lo spi per stringere verso Ponza, con un mare sempre più duro ed un vento sempre più forte, mi sentii chiamare in pozzetto dal Comandante. Mi fissò negli occhi, come faceva sempre e come voleva che facessimo anche noi, sempre, quando ci rivolgevamo a lui. Lo fissai. Due occhi che, pur nella poca luce di una notte su una barca in mezzo al Tirreno, mi scrutavano e mi dicevano: devi rispondere!
Rispondere ad una domanda curiosa, dopo tanto tempo
Ora non ricordo le parole esatte, ma più o meno fu così che esordì “Quella mattina dopo la partenza da Quebec, quando venne a rapporto feci finta di crederle che era andato a far visita ai suoi parenti di Lewis e che l’aereo era atterrato in ritardo, ma io sapevo che a Montreal lei era già ritornato il giorno prima…(ora, dopo tanti anni siamo passati al tu . . . nelle rare occasioni che ci si sente). Mi venne da sorridere. Era quando m’ero beccato gli arresti di rigore, che scontai dopo la traversata dal Canada a Gibilterra. Era quando mi avevano visto rientrare a bordo del San Giorgio alle 2 e 1/2, mentre l’orario massimo era a mezzanotte. Era quando avevo lasciato con un tenero bacio Helen, stringendola stretta stretta, mentre lei mi abbracciava come per dirmi di non partire.
Poi lo skipper continuò sorridendo e queste parole le ricordo bene “…ma almeno, ne valeva la pena?”
Non risposi, ci capimmo comunque e mi disse che aveva dovuto infliggermi gli arresti di rigore, ma che aveva apprezzato, anche allora, il mio ostinato silenzio.
Allora gli raccontai di Helen e mi fermai all’ultima sera a Quebec, alla cena a lume di candela nel ristorantino francese a due passi dalla nave. Il dopo, quel qualcosa che avrebbe avallato l’esserne valsa la pena o meno…no, era un segreto di Helen e del suo marinaio italiano.
Su quel lato fummo ingaggiati da una barca rivoluzionaria
Sembrava planasse sulle onde, nonostante fosse lunga più o meno come noi. Villanella di Carcano fece storia in quel periodo. Per tener la sua poppa alzammo lo spinnaker, anche se quello che avevamo a bordo era da vento leggero ed era un mistero il perché quello da vento medio fosse rimasto nell’hangar del cantiere. Furono momenti esaltanti, contavamo di poter tenere dietro la veloce Villanella, forse anche di passarle avanti. Volavamo anche noi con quel gioiello di Blauer Engel.
Comunque sia
Il tedesco era preoccupato, sapeva che lo spi era già oltre al limite. Chiedeva insistentemente arrotando la erre “Ma zi vompe?” nessuno rispondeva. Alla fine una voce disse “Se si rompe non li passiamo più…” e lui di botto, sempre arrotando le erre “Allova non zi vompe! ”
Non si ruppe e lo ammainammo quando Villanella se ne andò veloce, più veloce di noi fino al traguardo.
Non ricordo come ci piazzammo, non importa, ma di sicuro ne era valsa la pena!
Blauer Engel
Freya 45′
Progetto Sparkman & Stephens
Dislocamento: 12.000 Kg
Cantiere Benello
Materiale: Vetroresina
Massimo di passeggeri: 8
Cabine: 3 Cuccette: 8, Bagni: 2
Capacità acque: 300 l.
Zavorra: 5.500 Kg
Motore entrobordo Perkins diesel 50CV, serbatoio 150 l.
Dimensioni:Lung.: 13.50 m; Largh.: 3,50 m; Pescaggio: 2,20 m
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Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sul Notiziario del Centro Studi Tradizioni Nautiche della Lega Navale Italiana nel novembre 2020.
Non essendoci repertorio fotografico di Blauer Engel, la foto di copertina, recuperata grazie a Francesco Gandolfi, è della sua barca gemella “Ismaele” .