Nella storia della AS Roma, Tirana c’era prima della rete di Nicolò Zaniolo nella finale di Conference.
La capitale dell’Albania, infatti, è dove, più che un’ala, una freccia di diciotto anni fa strabuzzare gli occhi ad un insegnante di educazione fisica che è romano, romanista ma soprattutto riconosce il talento.
È lui che chiama un suo amico che, quattro e quattr’otto, organizza un provino al Campo Testaccio. “Male che va puoi sempre tentare l’ISEF, ora aperto anche a voi albanesi, e diventare un insegnante proprio come me“.
La partitella dice che non è solo veloce, ma usa i due piedi, vede la porta e soprattutto sa come trovare un compagno meglio piazzato. Guido Masetti, che è primo portiere, non si diverte nemmeno un po’ quando tocca dare al ragazzo la possibilità di provare il tiro da fuori.
Proprio bravo questo Naim Krieziu.
Campo Testaccio 1940
Il dirigente non perde tempo, “cambiati in fretta, figlio mio, che andiamo a via del Tritone, in società, a firmare il contratto“.
L’esordio è del 10 marzo 1940, 4-2 al Bari, Campo Testaccio strapieno e tutti a ritmare – come forsennati – con i piedi sulle tribune di legno.
Cinque minuti e Krieziu vola sulla fascia, imprendibile, fino al cross basso e teso per l’argentino Pantò che deve solo spingere la palla in rete con il piattone.
Racconta Krieziu “quando il frastuono finì, sentii chiaramente una voce dagli spalti gridare “ma se po’ sape’ come cazzo te chiami?“.

Scudetto ’42
Tempo due anni e Krieziu è una pedina fondamentale nella storica conquista del primo scudetto di una squadra del Centro Sud.
La AS Roma di Alfred Schaffer, delle diciotto reti di Amedeo Amadei, delle dodici di Miguel Angel Pantò e le sei – uno, la chicca, al derby – di Krieziu guarnite da un numero imprecisato di assist.
Sono 500 lire a partita ed il ragazzo, che sa dribblare anche le tentazioni della bella vita, diventa modello da seguire per tanti ragazzi con il suo stesso, identico sogno.

Altre tappe
Dopo 140 partite e 37 reti con la maglia giallorossa, numeri analoghi nei sei anni al Napoli confermano le grandissime qualità dentro e fuori dal campo del kosovaro. L’ultima stagione con la Turris e poi nel 1954 le famose scarpette appese al chiodo.
Napoli è una dolce e lunga parentesi, ma Roma è casa, non si discute
Da Biagio a via Sardegna si può restare fino alla chiusura tra ragazze di buona famiglia, uno spago di mezzanotte come si deve e i suoi racconti di campo e di spogliatoio.
Lo scudetto arrivato contro tutti i pronostici, i tre goal al Napoli, la nazionale italiana che resterà solo un sogno.
Una bella persona, gracile d’aspetto e gentile nei modi.
Racconta un dirigente della AS Roma che, negli anni settanta, lo ritrovò in fila alla biglietteria sotto la pioggia prima di una partita di campionato.
80 anni di storia
E tutti ricordano l’emozione quando, alla festa per gli ottant’anni del club, l’applauso più forte dell’Olimpico fu tutto suo, eroe anziano di un calcio smarrito.
Ti diceva di Losi e De Sisti giovani, perché Krieziu si è seduto anche sulla panchina della Roma per cinque partite (imbattuto, e gli veniva il groppo alla gola), ti diceva di aver visto per primo il talento del principe Giannini, ti diceva dell’amicizia più forte del fuoco con Amedeo Amadei, il destinatario dei suoi palloni più belli.
Niente li divideva, anche Amadei abbracciò Napoli dopo Roma, uno sapeva sempre dove trovare l’altro, senza parlare, “meglio uno sguardo che le parole volano via, io sono veloce, ma mica così‘”.
Niente li divideva se non quei tre anni all’anagrafe: Krieziu classe 1918, il fornaretto di Frascati 1921.
Curiosamente, forse no, la stessa distanza – 2010 Naim, 2013 Amedeo – per l’ultimo fischio quaggiù.

Arena Kombëtare, 2022
Nella bolgia dell’Arena Kombëtare con il Feyenoord, Zaniolo, Rui Patricio, l’albanese Kumbulla c’erano tanti che ci sarebbero dovuti essere e chissà da dove l’hanno vista.
C’era sicuro anche lui, Krieziu, in quello stop di petto e tocco morbido, anche se lui – la freccia di Tirana – voleva solo correre su e giù e non farsi prendere mai.